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Prato, protocollo d´intesa per prevenire il suicidio in ambito penitenziario

19-12-2014 16:09 - News
Firmato il Protocollo di Intesa Territoriale tra L´Azienda Sanitaria pratese e la Direzione della Casa Circondariale di Prato per la prevenzione e la gestione della dimensione suicidaria.
Il suicidio è un fenomeno grave che rappresenta un problema di salute pubblica.
In ambito penitenziario si verifica con maggiore frequenza rispetto agli altri ambienti, pertanto è necessario che in carcere siano adottate misure idonee di prevenzione.
Il protocollo, redatto sulla base delle linee di indirizzo regionali, prevede una fase di screening/valutazione del rischio suicidario del "nuovo giunto" nel penitenziario, all´inizio della detenzione e la successiva presa in carico del detenuto risultato a rischio.
La fase di accoglienza è effettuata da una equipe multidisciplinare ( sanitari, educatori, psicologi, psichiatri ed addetti alla custodia) ed è mirata ad individuare con tempestività i bisogni sociali e di salute (generale,psicologica e psichiatrica) del detenuto. In questa fase sono individuati precocemente interventi di tipo terapeutico, specialistico, logistico e di sorveglianza.
La presa in carico prevede la strutturazione di un Progetto Terapeutico personalizzato individuando:
1. I bisogni psico-sociali del soggetto.
2. Le figure professionali necessarie al processo di cura e assistenza.
Il progetto terapeutico personalizzato è strutturato su aree di criticità e di intervento :
Area psicologica e psichiatrica (eventuale presa in carico da parte dello psichiatra e/o supporto psicologico continuativo o intervento psicoterapico);
Area delle dipendenze patologiche (valutazione tossicologica ed eventuale presa in carico da parte del Ser.T).; Area sociale/educativa (attivazione di risorse personali, socio-familiari, relazionali e di competenze lavorative); Area trattamentale (garantire una sufficiente qualità di vita in carcere);
Area area della sicurezza: attivare, mantenere o revocare i presidi di Sorveglianza; Area del rispetto dei diritti del detenuto: riducendo il più possibile il "gap" tra "dentro e fuori".
Durante tutta la detenzione è previsto un monitoraggio del rischio suicidarlo.
Il processo di Screening/Valutazione del rischio con conseguente processo di accoglienza e attivazione dello Staff Multidisciplinare può essere applicato, oltre che al Nuovo Giunto, anche a qualsiasi altro detenuto (già ristretto), in caso di: - gesto autolesivo e/o tentativo di suicidio;
- In fasi particolari della detenzione: sopraggiunte notizie negative dalla famiglia (separazione coniugale, divorzio, abbandoni, malattie, decesso di congiunti); eventi avversi personali (malattia, perdita del lavoro o altro evento considerato traumatico dal soggetto); notizia di trasferimento ad altro carcere; sopravvenuta condanna definitiva di notevole entità, nuove ordinanze restrittive, rigetti di misure alternative; fase immediatamente successiva alla comunicazione dell´esito del processo; - condizione di Isolamento; - Eteroaggressività, episodi di discontrollo degli impulsi.
Per approfondire:
La prevenzione del suicidio rappresenta un´attività diretta a tutelare la salute e la vita delle persone detenute, che richiede di considerare l´insieme complesso dei fattori di rischio e le interazioni tra profili sanitari e sociali della popolazione ristretta e problematiche situazionali dell´ambiente penitenziario.
L´Organizzazione Mondiale della Sanità individua, nella popolazione generale, le seguenti categorie a rischio di suicidio: i giovani maschi, le persone con disturbi mentali, le persone socialmente isolate, i soggetti con problemi di abuso di sostanze psicoattive ed i soggetti con precedenti suicidari. Nelle carceri tali categorie sono sovra-rappresentate (WHO e IASP, 2007). Ciò significa che la popolazione carceraria può essere considerata di per sé una popolazione con una particolare vulnerabilità bio-psico-sociale.
La gravità e l´attualità del problema sono sentenziate dagli studi epidemiologici nelle carceri italiane: circa 10 suicidi su 10.000 detenuti contro lo 0,6 su 10.000 persone nella popolazione libera; circa 150 tentativi di suicidio su 10.000 detenuti contro lo 0,5 su 10.000 persone nella popolazione libera (Council of Europe Annual Penal Statistics, 2010).
Ogni anno si registra mediamente 1 suicidio ogni 924 detenuti nelle carceri italiane a fronte di 1 suicidio ogni 20.000 persone abitanti in Italia; e ancora: 1 suicidio ogni 283 detenuti in regime di 41-bis, 1 tentato suicidio ogni 70 detenuti, 1 atto di autolesionismo ogni 10 detenuti, 1 sciopero della fame ogni 11 detenuti, 1 rifiuto delle terapie mediche ogni 20 detenuti (Dati del D.A.P. su elaborazione del Centro Studi di "Ristretti Orizzonti", 2010). L´Italia detiene il primato europeo per quanto riguarda lo scarto tra suicidi nella popolazione carceraria e quella libera (Council of Europe Annual Penal Statistics, 2010).
Nelle carceri toscane, negli ultimi anni, circa 4 detenuti su 100 hanno tentato il suicidio almeno una volta. Nel 2013, secondo il sindacato Uilpa, nelle carceri toscane sono occorsi 101 tentativi di suicidio. Per quanto riguarda l´autolesionismo, circa il 10% dei detenuti ha messo in atto almeno una volta azioni autolesive. Tali dati confermano l´importanza dell´avvio di un progetto di prevenzione del suicidio nei penitenziari.
I seguenti dati epidemiologici attestano quanto la prevenzione sia importante infatti nel 2013: media detenuti presenti n. 714; Suicidi  n.1; Tentati suicidi n.43; Gesti autolesionistici n. 175.
nel 2014 (dopo l´attivazione del progetto): media detenuti presenti dall´01/01/2014 al 30/06/2014 n. 708, dal 01/07/2014 al 16/12/2014  n. 645; Suicidi  n. 0; Tentati suicidi n. 15; Gesti autolesionistici n. 162.
Come si può osservare la messa in atto di una procedura di accoglienza e presa in carico del soggetto a rischio, è associata ad una riduzione netta dei tentativi di suicidio.

Fonte: Usl 4 Prato

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